Viva la libertà

25 aprile 2020, dopo 45 giorni di prigionia ho finalmente ottenuto la semi-libertà e lunedì rientrerò al lavoro anche se solo part-time.

In questo periodo di reclusione ho seguito alla lettera il DPCM, uscendo di casa solo tre volte per fare la spesa (più altre novanta, ma di pochi minuti ciascuna, per necessità giornaliere di vitale importanza).

Giuseppe Conte, sarai orgoglioso di me! Non pretendo di certo la medaglia ma almeno che mi si riconoscano i meriti tramite il versamento della cassa integrazione. Grazie ! 😁

In questo lasso di tempo ho imparato a conoscermi meglio ed ho capito che le faccende di casa non fanno per me. Avrei potuto svuotare armadietti e cassetti, riordinare e gettare quanto accumulato negli ultimi trent’anni e invece ho preferito trascorrere ore ed ore in cucina, impastando, creando, sperimentando .

C’è molta più soddisfazione nella preparazione di una pizza con farina di ceci lievitata 20 ore e guarnita con salame piccante, olive taggiasche e gorgonzola che nello spolverare la bomboniera di mio cugino … anche perché io di cugini maschi non ne ho , di chi ca@@o sarà quella bomboniera ? Boh !

Menzione d’onore va ai miei figli, che per fortuna non hanno preso da me. In un mese e mezzo hanno rivoluzionato casa garage e cortile, portando alla luce reperti archeologici che neppure ricordo da dove provengono . Il dilemma su cosa gettare e cosa conservare fino alla prossima pandemia è stato presto risolto “mamma, se neppure sapevi d’averlo, che senso ha conservarlo ?”.

Domanda ineccepibile che non necessita di risposta .

Devo ammettere che mi sento più leggera, come se molti di quei reperti invece di essere in casa fossero stati per anni sulle mie spalle .

Ora non mi resta che ripagare la mia tribù , con una superpizza of course.

Fare ciò che ami è libertà. Amare ciò che fai è felicità.
(Anonimo)

Il primo amore non si scorda mai…

Il mio rapporto d’amore con il computer inizia a sgretolarsi , tutta colpa del cellulare, più affascinante, accattivante, sempre pronto e disponibile. Il computer no, il computer è ingombrante, difficilmente disponibile ad ogni capriccio, se vuoi che ti accompagni lo devi preparare, controllare che la sua valigetta sia completa: mouse, tappetino (non indispensabile ma comunque utile), caricabatterie con alimentatore, a volte pure hard disk e masterizzatore non integrati … naaa, troppo impegnativo uscire di casa con un pc.

Cellulare in tasca e via, per nuove fantastiche avventure .

Eppure una volta non era così .

Il mio rapporto d’amore con il computer inizio’ molto presto . Avevo 14 anni quando la Sinclair mise sul mercato il favoloso ZX80. Come potevo rinunciarvi ?

Cominciai fin da subito a smanettare, che all’epoca significava copiare dei programmi da riviste specializzate con un sistema talmente arzigogolato che serviva una laurea in scienze della pazienza. Acquistai libri e riviste e iniziai a studiare il BASIC , disegnai i miei primi diagrammi a blocchi sui quali costruire dei semplicissimi programmi, nulla di che, ma si era comunque agli albori dell’informatica.

Nel frattempo la RAM iniziò a dar segni di sfinimento , era stata progettata per una manciata di byte e un po’ alla volta si era trovata a gestire stringhe sempre più complesse. Dovetti pertanto aggiungerne una supplementare ma nel frattempo la Sinclair inondò il mercato con lo ZX81 che a differenza del predecessore era più veloce in quanto aveva le rivoluzionarie funzioni fast e slow.

Riuscii a vendere il “vecchio” ZX80 ad un ragazzo di Rimini tramite un’inserzione su una rivista specializzata e acquistai un favoloso ZX81 dal design più accattivante. L’appoggio incondizionato dei miei genitori, per me, ragazzina quattordicenne, era di fondamentale importanza. Non solo mi supportavano (e sopportavano) ma partecipavano attivamente in questa mia avventura in un mondo che ancora non si sapeva in quale direzione avrebbe portato . Era la moda del momento o l’inizio di una nuova era ?

Ricordo ancora il primo “vero” programma che creai in BASIC con il fondamentale aiuto di un ragazzino dodicenne che in seguito si laureò in ingegneria informatica. Nonostante abitasse sulla mia stessa via creammo il tutto a distanza , parlando tramite baracchino CB e snocciolando stringhe incomprensibili per la maggior parte dei radioamatori . Lo chiamammo “l’uomo che salta in fast e in slow”, era un omino stilizzato che abbozzava dei salti, lenti o veloci, a seconda dei tasti premuti . ‘Na ciofeca, si direbbe oggi, ma all’epoca ne fummo orgogliosi .

Nel frattempo l’informatica fece passi da gigante e noi ci adeguammo: Spectrum, Macintosh, Xerox , Atari , Amiga, Commodore, IBM per poi arrivare ai vari Pentium e oltre… la tecnologia continua a progredire come è giusto che sia, ma una cosa è certa: l’emozione che mi trasmise quel primo omino saltellante non la dimenticherò mai .

“L’autostrada informatica trasformerà la nostra cultura tanto drasticamente quanto l’invenzione della stampa di Gutenberg ha trasformato quella del Medio Evo.”
(Bill Gates)

Segnali dal futuro .

“Giornale di bordo del Capitano, data astrale 4 maggio 2120. L’impossibile è successo. Abbiamo raccolto un segnale rassicurante da un umano di una regione del pianeta Terra, isolata da oltre un secolo. La Lombardia è finalmente libera ! Zero contagi. Giuseppe Conte, pro pro pro nipote del Premier che 100 anni fa chiese agli Italiani un piccolo sacrificio, ha finalmente decretato la fine dello stato di emergenza”.

“Signor Sulu, ci porti sulla Terra a velocità stellare, dobbiamo recuperare i superstiti. Dottor Spock vada alla console e mi dica cosa vede”

“Sporadiche tracce di Coronavirus a diecimila metri da Codogno, Ammiraglio Kirk ”

“Dr Spock, 10 mila metri in altezza o in larghezza?”

“In larghezza , Ammiraglio”

“CAZ@O, non ne usciranno mai. Preparate i siluri fotonici. Signor Sulu, pronto a fare fuoco.“

“Ammiraglio, ecco, lo vedo, è nel mirino! ”.

“Signor Sulu, FUOCO! “

Giornale di bordo del Capitano, data astrale 4 maggio 2120. Il virus è stato finalmente debellato.

Unici superstiti : pangolini e pipistrelli .

Game over .

“Il cambiamento è il processo al centro di ogni esistenza”(Dottor Spock)

La Quarantena nel Montana

Confessa , lo hai fatto anche te !

E scommetto che son passati meno di tre giorni dall’ultima volta .

Il più delle volte è piacevole , si avvertono sensazioni uniche , ma possono capitare anche giornate no, nelle quali nulla riesce a soddisfarci . La colpa, sia chiaro , non è nostra, il vero responsabile è l’algoritmo di YouTube che da un video della Parodi, Benedetta donna, ci conduce di zapping in zapping nei meandri più reconditi della tv e della nostra mente .

E noi, col ditino veloce, saltiamo di palo in frasca tra video e ricordi, tra risatine e lacrimucce, in un loop senza fine, perché ammettiamolo, il revival è come una droga , ti prende e non ti molla più .

“Quaggiù nel Montana tra mandrie e cowboys c’è sempre qualcuno di troppo fra noi… GRINGOOOO”

La vita non è ciò che viviamo, ma ciò che ricordiamo e come lo ricordiamo.
(Gabriel García Márquez)

Il coraggio di cambiare

Questa è la storia di una donna qualunque , una di quelle tante donne apparentemente serene, la chiamerò Maria , nome di fantasia per una persona a me cara.

Maria è una di quelle donne forti , alle quali piace ridere e scherzare . La conobbi tanti anni fa . Mi racconto’ di una vita felice, accanto al marito ed ai figli , ma man mano che la conoscenza si approfondiva capii che ciò che io vedevo e che mi veniva descritto era solo una facciata .

Maria era una di quelle donne che subiva violenza , non quel tipo di violenza palese , fatta di calci e pugni, me ne sarei accorta se fosse stato così . Maria subiva violenza psicologica, verbale, emotiva . È quel tipo di violenza che io definisco ancor più vigliacca perché subdola, non lascia segni sul corpo ma ti distrugge l’anima .

Lo sguardo di Maria era triste , i suoi occhi non sorridevano, erano spenti nonostante i tentativi di ravvivarli con mascara ed ombretto. Maria era consapevole che ciò che stava vivendo non era la normalità ma non riusciva a trovare il coraggio di rialzarsi, nonostante i figli la spronassero ad agire .

Agire … come se fosse la cosa più semplice del mondo . A Maria non mancavano le capacità per reagire , le mancava la forza . Non temeva di perdere “l’amore” perché sapeva che quello non era amore , Maria molto semplicemente non riusciva a chiedere aiuto . Si sentiva in colpa, sentiva sulle sue spalle il fallimento di una vita, si chiedeva come fosse possibile che quel ragazzo conosciuto tanti anni prima, inizialmente dolce e premuroso, potesse insultarla quotidianamente , addossandole colpe per fatti che non aveva commesso e che mai avrebbe pensato di commettere .

Mi racconto’ che ciò che più le pesava era l’isolamento, in casa sua nessuno metteva piede , non perché i suoi familiari non volessero incontrarla ma perché lei stessa li teneva distanti , affinché non vedessero la sua anima distrutta, ma anche per evitare che venissero risucchiati nel vortice della “pazzia”, come era già accaduto in un contesto lavorativo che non riporterò per rispetto del suo anonimato . Inoltre Maria temeva che nessuno le credesse, perché fuori dalle mura domestiche o in presenza di estranei gli atteggiamenti del coniuge erano, vigliaccamente, ineccepibili.

Non ci fu la goccia che fece traboccare il vaso, perché il vaso traboccò a lungo e lentamente prima che Maria decidesse di fare un primo passo, il passo più importante della sua vita : uscire di casa e chiedere aiuto .

Lei stessa si stupì di quante persone stavano aspettando quel momento , i suoi tentativi di nascondere ciò che succedeva nella sua famiglia erano serviti solo a prolungare l’agonia .

Maria fu presa letteralmente per mano, dai genitori, dai fratelli e dagli amici , la accompagnarono nei percorsi che lei stessa decise di intraprendere, la supportarono in ogni sua decisione ma soprattutto Maria capì che non era sola, conobbe altra gente che stava vivendo lo stesso problema e si sentì sollevata . Seguì un percorso psicologico che le permise di togliersi i sensi di colpa e di comprendere che tutte le accuse che per anni le erano state addossate erano frutto della proiezione di suo marito . Più recuperava forza più scopriva un mondo sommerso e parallelo che la faceva rabbrividire: suo marito non era l’uomo che lei pensava di conoscere: le urla in casa gli servivano per gettare fumo negli occhi affinché non emergesse un torbido sottobosco.

Sono passati nove anni da quel “Primo passo”, la sua vita è totalmente cambiata e lei stessa non si capacita di come abbia fatto a resistere così a lungo.

Ora Maria collabora attivamente con un’associazione che si occupa di sostenere uomini e donne che vivono in situazioni di violenza fisica o psicologica e ciò le permette di dare un senso al dolore vissuto, ha trovato nuove amicizie, pratica piccole attività sportive, segue i suoi figli anche se adulti , può usare il cellulare liberamente, può andare a fare la spesa senza il timore di essere additata come adultera da chi diceva di amarla … Maria ha finalmente recuperato la sua dignità, il suo essere donna con le fragilità e con la forza che caratterizzano ciascuna di noi .

Non è una favola , Maria esiste realmente, la conosco molto bene. Conosco la sua forza e le sue debolezze ma soprattutto conosco la sua voglia di rimettersi continuamente in gioco, di sorridere , di cazzeggiare e quando è il caso di piangere, ma sempre e comunque a testa alta, perché l’unica colpa di Maria e delle persone che vivono o hanno vissuto in contesti violenti è quella di aver tergiversato nel chiedere aiuto .

Chi è nell’errore compensa con la violenza ciò che gli manca in verità e forza.
(Johann Wolfgang Goethe)

#noallaviolenzasulledonne

L’uomo che amava i gatti …

Vogliamo dedicare un piccolo spazio di questo blog ad uomo che ci ha lasciati proprio oggi.

Luis Sepulveda, chi non lo conosce? Chi non ha letto qualche suo libro?

Lo ricordiamo con un suo libro, non il più famoso, un libro breve, da leggere in un soffio, scritto con una semplicità disarmante contrapposta ad una intensità di sentimenti che inondano il cuore.

Un libro che si legge con le lacrime agli occhi .. parla di amicizia, quella vera, e lo fa nella maniera più semplice che possa esistere … andrebbe letto o fatto leggere ad ogni bambino, ad ogni adulto.

“Per tutto il tempo – lungo o breve, non importa, perchè la vita si misura dall’intensità con cui si vive – che il gatto e il topo trascorsero assieme, Mix vide con gli occhi del suo piccolo amico e Mex fu forte grazie al vigore del suo amico grande.

E i due furono felici, perchè sapevano che i veri amici condividono il meglio che hanno”


“Nella tua vita avrai molti motivi per essere felice,

uno di questi si chiama acqua,

un altro ancora si chiama vento,

un altro ancora si chiama sole

e arriva sempre come una ricompensa dopo la pioggia”

da “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare” di Luis Sepulveda

La “f(i)aba” in quarantena

Il mio spacciatore di fiducia si è dato alla macchia, troppe richieste da soddisfare. Trovare della materia prima di qualità era diventato praticamente impossibile e anche se il mercato si è adeguato ai tempi (accontentandosi di prodotti “da batteria”) gli era comunque impossibile assecondare i clienti .

La colpa è anche del nostro Presidente Conte che non ha previsto questo surplus di domande, un po’ come è avvenuto per lievito e farina .

Se il nostro caro Giuseppe (per gli amici Conte) non avesse trattato i produttori come animali , negando loro anche dei semplici co.co.co. , tutto ciò non sarebbe accaduto . Che poi, diciamocelo, salvaguardando la categoria lo spaccio avrebbe potuto avvenire anche a domicilio, con guanti e mascherina, proprio come si fa con la pizza.

E invece no ed ora ne stiamo pagando le conseguenze.

Le prime crisi di astinenza si sono manifestate 15 giorni dopo il lockdown, probabilmente a causa della breve emivita.

I post di sfogo comparsi su Facebook e diretti alle istituzioni la dicono lunga sulla capacità di Resistenza del popolo italiano, per non parlare di quello spagnolo che in pieno lockdown è passato inaspettatamente da Bella Ciao a Ti Amo (ma a Berlino ed al Professore tutto è concesso)

Per non rischiare di cadere nella tentazione di uscir di casa , ho mandato io stessa una mail ai produttori (anzi, alle produttrici) proponendo un contratto co.co.co e nell’attesa di “un cortese cenno di riscontro” ho cercato soluzioni alternative:

Acqua faba

Aprite una scatola di ceci.

Scolatela in un recipiente.

Gettate i ceci (scherzo! Mangiateli 😁)

Montate a neve l’acqua di conservazione aggiungendo qualche goccia di succo di limone et voilà, il sostituto dell’uovo è pronto.

Sapete che vi dico ? Che il contratto co.co.co lo straccio. Non ho più bisogno di spacciatori, galline o uova. Io, l’uovo senz’uovo, lo fabbrico da me 😁😁🤣

Buono spaccio a tutti !

Il più bel successo in cucina è riuscire a riempire lo stomaco con l’immaginazione.
(José Manuel Fajardo)

#iomeringoacasa

“The Bucket List”

Quando desideri una cosa, tutto l’Universo trama affinché tu possa realizzarla.
(Paulo Coelho)

Questa mattina, tra una passata di swiffer e una di mocio, in perfetto stile desperate housewife, ho iniziato a pensare alla lista delle cose che avrei dovuto fare per recuperare la mia casa, dopo che, per i giorni di Pasqua e pasquetta, ho avuto la brillantissima idea di promuovere l’autogestione. Ho immediatamente realizzato che non era una lista, ma un incubo, quindi meglio sorvolare, però, nel pensarci, mi è tornata in mente una lista diversa, che era stata l’elemento legante in un film di qualche buon anno fa con Morgan Freeman (che adoro) e Jack Nicholson (anche lui come non amarlo?) “la lista del capolinea”.

Il film in italiano si intitola “Non e mai troppo tardi”, quello originale inglese è “The Bucket List”.
Non sto qui a raccontarvi il film, però vi consiglio di vederlo, è molto bello.

La “lista del capolinea” non è altro che l’elenco dei desideri che vorresti veder realizzati prima del capolinea, che se non li realizzi, perchè non si dovrebbe prevedere il fallimento, devi raccomandarti a non so chi e far spostare il capolinea, che non sta per ultima fermata del tram o della metro, no, ma è proprio l’ultima fermata, l’ultima ultima, quella dopo la quale non ce n’è più per nessuno. Quella dove il più onesto ti saluta con un RIP e gli altri con una sviolinata e tu non hai mai saputo suonassero il violino.

Approfitto per lasciare un meme: nel caso niente fiori, ma solo opere buffe … ok ok solo opere di bene. Grazie.

Quindi tra swiffer, mocio, scopa e secchio ho deciso, dopo i debiti scongiuri (aglio, peperoncino, prezzemelo, ho messo anche due san marzano, magari funziona meglio o, al più, diventa un sughetto) di stilare (verbo che dona pomposità alla vicenda) la mia The Bucket List, non da realizzare prima del capolinea, ma appena termina questa quarantena:

1. Voglio fare il cammino per Santiago, non sono motivi religiosi che mi spingono, ma il desiderio di passare un periodo con me stessa in un viaggio che promette di essere introspettivo e riconciliante con il mondo.

2. Andare a vivere un mese intero a Parigi

3. Organizzazione del, quasi annuale, meeting con Quarantenastyle, con tour cul-turale di tutti i luoghi d’arte Milanesi: Luini, Iginio Massari, Marlà, Knam, il pranzo al MacDonald per proseguire, subito dopo, da Ammu, eh si che facciamo un cannolino siciliano non ce lo mettiamo?, continuando con una sosta da Red Feltrinelli, un buon libro con caffettino non possono mancare e la pausa tè da Starbuks, il tutto condito da chiacchiere e petteguless.

4. Imparare, una volta per tutte, a ballare l’hally gally … basta di essere sempre quella che sbaglia la coreografia!

5. Andare al mare

6. Uscire a camminare fuori e se dovesse piovere, ballare sotto la pioggia

E in ultimo, ma non meno importante, non dimenticare mai quanto amo la mia famiglia, anche se nell’autogestione lascia a desiderare.

Questa è la mia lista, semiseria, ma è la mia … aspetto la vostra e mi aspetto tanta ironia che la vita è già molto seria di suo.

Hasta la lista!

La Casa di Carta nella Prateria

Incipit by Quarantenastyle

La quinta stagione della Casa di Carta è alle porte e tutti noi ci stiamo chiedendo in che modo gli autori resusciteranno Nairobi e tra quanti anni Sierra partorirà.

Ma cosa sarebbe successo se la rapina del secolo fosse avvenuta nella Walnut Grove di Charles Ingalls ?

Fotomontaggio by Libera-mente

“Signori benvenuti , vi ringrazio per aver accettato questa offerta di lavoro, vivremo qui, isolati dal resto del mondo, per cinque mesi. Cinque mesi nei quali studieremo come portare a termine il colpo del secolo: la rapina alla stazione di posta dei Pony Express.

“Per il momento non vi conoscete e così dovrà essere, non voglio nessun nome, ne domande personali . Voglio che ognuno scelga un soprannome”.

E fu così che io, Laura Ingalls, ho finito per chiamarmi Arizona .

Quello che mi guarda il culo è il Signor Kansas, è ricercato, 27 conti in sospeso con lo Stato, aggiotaggio, commercio abusivo di prodotti alimentari e noto spacciatore di spezie. E’ come uno squalo in una piscina, puoi farti il bagno con lui ma non puoi stare tranquilla .

In ultima fila Alaska, un’inguaribile pettegola. Falsifica i fatti da quando aveva 13 anni. Ora è addetta al controllo degli incassi nel negozio del marito Kansas, probabilmente è pazza e se non stai attento ti trascinerà nel suo vortice .

Al suo fianco la figlia Bloomington. I riccioli biondi celano a malapena la sua anima malvagia. Qualsiasi notizia le giunga , viene riportata amplificata in tutto Walnut Grove. Questa sua specialità l’ha resa particolarmente richiesta dalle zabette di paese e ciò le ha permesso di entrare nelle case e pianificare i furti .

Quello alla mia destra è Washington, ha iniziato la carriera con piccoli furti nelle chiese. È stato arrestato mentre celebrava la Messa della domenica . Nel suo passato truffa, falsa testimonianza, falso in bilancio e occultamento di prove .

E poi c’è Dakota. Per lei ho un debole , è mia sorella maggiore, ha problemi con la vista ma al suo attivo ha innumerevoli contatti con le bande organizzate, è riuscita a mantenere i rapporti tra i membri grazie ai pizzini in braille .

Quello seduto dietro è Minneapolis, insegnante e futuro sposo di Dakota. Al suo attivo piccoli furtarelli nelle fattorie e disturbo della quiete pubblica, fu arrestato per piromania dopo l’incendio di una scuola .

Alla sua destra le gemelle Iowa e Redwood. La loro specialità è quella di non mostrarsi mai insieme , nessuno conosce l’esistenza dell’altra, sono talmente simili che si scambiano spesso i ruoli . Sono specializzate nella rottura di co@@ioni alle sorelle maggiori e quindi anche a me, godono della protezione incondizionata del Professore., nostro padre.

Quella alla mia sinistra è Manitoba, mia mamma. È stata arrestata con le mani nel sacco mentre impastava le pagnottelle . Recidiva, era già stata arrestata per spaccio di lievito madre, ha trascorso gran parte della sua vita tra gli animali della fattoria cercando di insegnare alle galline a produrre più uova.

E infine mio padre , il Professore.

Nessun precedente, nessun documento . Ultimo rinnovo della tessera per la farina a 19 anni. A tutti gli effetti un fantasma .

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Riflessioni by Libera-mente

Dalla “Casa nella Prateria” alla “Casa de Papel”

Dalla “Casa nella prateria” alla “Casa de papel” è stato un attimo.
Un attimo di ben 46 anni, azz ne son passati così tanti?

Ma cosa saranno mai 46 anni nella storia dell’umanità che, tra quelli prima di Cristo e quelli dopo, si crogiola al sole di questo pianeta da circa 200.000 anni?

46 anni … potrebbe essere l’età media, forse un pò di più, di chi sta facendo binge watching proprio ora con la “casa de papel”.
Ai tempi della “Casa nella prateria” se avessi detto binge watching: “che è sta roba?” “ma come caspita parli?” e anche tradotto in maratona tv sarebbe stata la stessa cosa “che?” “Mah!”.

Prima di tutto, in pochi avrebbero conosciuto l’inglese, inoltre le puntate delle serie tv ci venivano centellinate, dovevi aspettare, aspettare episodio dopo episodio. Oggi sono tutt’altro, sono li pronte a nostro uso e consumo “I pay and watch”. Specialmente ora, che siamo in quarantena, alcune piattaforme televisive in tv o in streaming si sono organizzate con la categoria “maratona” dove si possono trovare tutte le serie tv complete, anche la serie “guarda che ti passa”.

Nello specifico dell’articolo quelle che ci interessano o che ci hanno ispirato questa digressione sono la casa nella prateria e la casa di carta. Nella prima si racconta la storia di una famiglia di coloni americani che si svolge tra mille difficoltà per sbarcare il lunario e momenti felici, trattando numerosi temi dall’alcolismo, al razzismo, dall’adozione, alle droghe, ma sempre con pacatezza e senza colpi di scena, forse proprio come eravamo noi in quegli anni, tutti più tranquilli, la vita tutto sommato scorreva bene, la visione della TV era sovente un momento conviviale e seguire una famigliola felice nonostante tutto non era dannoso.

Nella seconda i temi trattati sono principalmente la ribellione e la rivincita verso un sistema corrotto, temi che hanno solleticato la fantasia di tanti, molto attinenti al momento sociale e storico che stiamo vivendo, hanno portato gran parte del pubblico a sostenere la banda e fatto della serie un successo planetario; i colpi di scena sono stati uno dietro l’altro, la tensione fortissima, tanto che la carica attrattiva ci ha tenuti attaccati al monitor con la lingua penzoloni in attesa dell’ennesimo biscotto.

Mi son chiesta cosa sia cambiato in questi 46 anni. Sicuramente il modo di fare TV, le serie sono più coinvolgenti, più dinamiche, l’avvento della tecnologia le ha migliorate con un eccellente utilizzo dell’immagine, degli effetti speciali, ma alla fine continuano a darci quello di cui pensano abbiamo bisogno nel momento, ora come allora.

Però siamo cambiati noi, siamo cresciuti, abbiamo sviluppato la capacità di discernere, di giudicare e abbiamo la libertà di scegliere, anche cosa guardare, al punto che ho anche pensato che aver seguito la casa nella prateria fosse stato un reato, anche se ormai caduto in prescrizione.

Ma torniamo alle nostre due serie: non possiamo escludere che, anche se sono stati sentimenti di ribellione e rivalsa a promuovere l’organizzazione della rapina, per la maggior parte dei protagonisti la, fondamentale, necessità di sbarcare il lunario è ciò che li ha coinvolti nel colpo … e con una rapina alla zecca di stato il lunario lo sbarchi alla grande.

E se la famiglia Ingalls nel lontano 1870 avesse avuto la possibilità di guardare la “Casa de papel” avrebbe continuato la vita nei campi? O, magari, avrebbe tratto una qualche ispirazione?

Home is the nicest word there is.
Casa è la parola più bella che ci sia.
(Laura Ingalls Wilder)

#restiamoacasa

La nipote in quarantena

“Ciao tesoro de’ zia, cosa stai facendo di bello in questi giorni ?”

“Ciao zia, scusami se non mi sono fatta sentire, ma sono molto impegnata in questo periodo”.

“Ti capisco , cucciola, seguire le lezioni a distanza non deve essere semplice, poi ci sono i compiti, lo studio individuale, eventuali ricerche . Ti capisco perché sono stata giovane anche io (beh, lo sono ancora adesso e se solo provi a smentirmi ti diseredo !!!). ”

“No, zia, è che mamma ha comperato il lievito di birra ed io sto panificando come se non ci fosse un domani .

Piccole nipoti crescono … e crescono bene . Orgogliosa di te ❤️.

P.s. Dopo questa sviolinata mi aspetto come minimo una baguette .

La vita è più bella tra due pezzi di pane (Jeff Mauro)